Sostenibile, dead or alive. – Francesca Martinengo

Sostenibile, dead or alive.

Bon. E’ arrivata la pioggia, possiamo aprire le finestre. Qui a Torino, soprattutto. Dove alle polveri sottili otto volte sopra il livello di guardia, si sono tristemente sommati i fumi degli incendi in Val di Susa. Non è questa la sede di commentare questi dementi chiamati generosamente piromani, ma effettivamente fino a pochi giorni fa sembrava di stare a Pechino, con gli occhi che, a forza di lacrimare, ci stavano diventando a mandorla. Fatta questa premessa, volevo comunque ricordare che la prima causa dell’inquinamento atmosferico sono gli allevamenti di bovini sparsi un po’ su tutto il pianeta, in particolare in Europa e USA. Anzi, per la precisione la causa è rappresentata dalle emissioni gassose di detti bovini. In pratica, ogni volta che una mucca fa una puzzetta si allarga il buco dell’ozono. Vabbè, questo si sapeva già. Quello che non si sapeva (almeno, io non lo sapevo) è che gli esseri umani inquinano tantissimo, anche da morti. I boschi non scompaiono solo per gli incendi, ma ogni anno, solo in Italia, cinquanta chilometri quadrati vengono distrutti uso bare, che poi una volta inumate inquinano terreno e falde acquifere, perché oltre che di legno sono fatte di materiali metallici e trattate con vernici e lucidanti (tossici). E non è che con la cremazione vada meglio, perché la combustione rilascia nell’aria anidride carbonica, diossido di zolfo, acido cloridrico, diossine. Quindi che si fa? Elementare Watson: go green. Anche da morto. Scegliendo l’urna funeraria eco – friendly. In pratica, un vaso normalisimo, da tenere in appartamento o sul terrazzo. Siccome ogni vaso contiene le ceneri del defunto mescolate con terriccio, succede che, bagnando il vaso, questo compost, diciamo organico, fa germogliare i semi anch’essi nel vaso, e via via quindi dal vaso – urna cresce una piantina che poi diventa un albero. Naturalmente si possono scegliere i semi e quindi che tipo albero essere dopo la dipartita: una quercia, un ulivo, un pino, magari anche un baobab o un cactus. E per gli appassionati del digitale c’è anche un plus: amici e parenti potranno monitorare la crescita della pianta dal telefonino. Non oso pensare quando l’albero sarà cresciuto e si avvicinerà un cane per fare pipì. Però vuoi mettere, aver fatto una scelta sostenibile. Forever.

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